i DIRITTI DEI CITTADINI

come ottenere dispositivi medici su misura (es. tutori, scarpe, plantari, ausili, etc.)

DA SAPERE

 

-Il medico specialista prescrive e collauda il dispositivo, in quanto lui e solo lui decide cosa ci è utile.

-Il tecnico ortopedico costrusice, applica e adatta il dispositivo prescritto garantendo l'assistenza tecnica.

-La scelta del medico e del professionista sanitario è libera ed è un nostro diritto. (Cons.di Stato, V°, 5/5/08, nr.1988; TAR Napoli, IV°, nr. 9418/2208)

-L'AUSL non può rifiutare un ausilio per motivi di bilancio: il diritto alla salute costituisce un valore di spicco rispetto a qualunque interesse di contenimento nella spesa pubblica. (Tribunale di Napoli, Ord. 12/03/2012)

-La Repubblica tutela la salute come diritto della persona e interesse della collettività e garantisce cure agli indigenti. In nessun caso si può essere obbligati ad uno specifico trattamento sanitario e non per disposizioni di legge. La legge non può violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. (Art. 32, Costituzione della Repubblica Italiana)

 

PASSAGGI FONDAMENTALI

 

1. Invalidità

E' necessario essere invalidi o in attesa di riconoscimento. Non è richiesta per i minori di 18 anni.

 

2. Prescrizione

E' obbligatorio ricevere la prescrizione del dispositivo da un medico specialista del SSN dipendente o convenzionato. I dispositivi medici che il medico può prescrivere sono catalogati e codificati dal Ministero della Salute nel Nomenclatore Tariffario elenco 1 (D.M. 332/99), i quali si suddividono in due categorie: su misura o di serie. I primi sono realizzati e adattati direttamente sul paziente, es.: plantari, calzature corsetti, etc.; quelli di serie invece sono costruiti industrialmente. Quest'ultimi richiedono tuttavia un'adeguata applicazione, che deve essere effettuata da un tecnico ortopedico abilitato, es. carrozzine, sistemi di postura, deambulatori, etc.

 

3. Preventivo

Per ottenere i dispositivi è importante richiedere un preventivo. E' possibile recarsi in una qualsiasi struttura ortopedica sanitaria fornita di Tecnico Ortopedico, a patto che sia inserita e registrata presso il Ministero della Salute.

 

4. Autorizzazione

Una volta presentato il preventivo con relativa prescrizone presso l'AUSL di competenza (luogo dove si è residenti), questo sarà autorizzato e firmato dall'ufficio Protesi e Ausili. E' ovvio che devono esserci tutte le condizioni tali per le quali l'autorizzazione avvenga in modo corretto ed è per questo che l'ufficio Protesi e Ausili ha il compito di verificare se ci sono le condizioni previste dalla legge D.M. 332/99 art. 4 c.5.

Ogni eventuale rifiuto o declino da parte dell'ufficio Protesi e Ausili, su richiesta, dovrà essere giustificato per iscritto e presentato entro 30 giorni come qualsiasi atto pubblico.

Per quanto riguarda la prima fornitura, l'AUSL si pronuncia in 20 giorni; trascorso tale termine se l'AUSL non ha dato risposta, la fornitura s'intende concessa.

I dispositivi medici dispongo di un tempo minimo di rinnovo, quest'ultimo dipende dalla verifica di idoneità e convenienza alla riparazione e/o sostituzione. Esiste la possibilità di poter abbreviare i tempi minimi sulla base di una relazione stilata dal medico prescrittore, qualora ci fossero particolari necessità.

 

5. Fornitura

L'ortopedia sanitaria da noi scelta una volta ottenuta l'autorizzazione si adopererà per fornire e consegnare gli ausili prescritti.

 

6. Collaudo

Il collaudo è l'ultimo passaggio da effettuare e lo si fa dal medico specialista che timbrerà e firmerà la pratica, sarà poi da consegnare successivamente all'ortopedia sanitaria. Per il collaudo si hanno 20 giorni di tempo allo scadere dei quali si ricorrerà nelle sanzioni regionali (D.M. 332/99 art.4 c.10)

 

 

LE PATOLOGIE DEGLI ARTI INFERIORI

PATOLOGIE DEL SISTEMA MUSCOLO-SCHELETRICO: MALATTIE DEGENERATIVE

Osteoartrosi

Dal punto di vista ortopedico, la patologia degenerativa più frequente a carico degli arti inferiori è l’osteoartrosi. Ma che cosa si intende per osteoartrosi? Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’osteoartrosi è la risultante di fenomeni meccanici e biologici che modificano l’equilibrio tra sintesi e degradazione della cartilagine e dell’osso subcondrale. Ciò può essere dovuto a molteplici fattori: genetici, congenitali, metabolici, biochimici o traumatici.

È dunque una patologia cronica degenerativa che interessa tutti i costituenti l’articolazione, cartilagine, sinovia, osso sub-condrale, capsula e legamenti; una sorta di “usura” progressiva e inarrestabile dell’articolazione. È caratterizzata da dolore, rigidità e tumefazione delle articolazioni; ha un’eziologia multifattoriale e viene generalmente distinta dalle artropatie infiammatorie in base al quadro clinico, radiografico, alla negatività della sierologia e alla mancanza di un coinvolgimento d’organo. Colpisce con maggiore frequenza le articolazioni che sopportano il maggiore carico corporeo, dunque anca e ginocchio oltre che rachide lombare con secondaria irradiazione agli arti inferiori e clinica proprio in quel distretto.

L’osteoartrosi è una delle più comuni cause di dolore, interessa circa il 10% della popolazione adulta in generale, ma se si considerano solamente le persone che hanno oltrepassato i 60 anni di età, interessa il 50% circa di tale popolazione; colpisce prevalentemente il sesso femminile rispetto a quello maschile.

 

Gonartrosi

Una delle articolazioni colpite con maggiore frequenza dall’artrosi è il ginocchio: si parla in questo caso di gonartrosi. Può essere interessato dalla patologia un solo comparto o entrambi i comparti femoro tibiali mediale e laterale o si può osservare la forma tricompartimentale con interessamento anche del comparto femoro-rotuleo. La forma primaria è spesso bilaterale mentre quella secondaria è più frequentemente monolaterale. La forma secondaria può derivare da: deviazioni in varismo o valgismo di ginocchio; torsioni tibiali e anomalie rotulee come sublussazioni rotulee o displasia rotulea; pregresse fratture con esito in callo vizioso o in alterazione dell’asse di carico meccanico dell’arto inferiore; pregresse meniscectomie che a lungo termine possono esitare in gonartrosi. Il dolore è di tipo meccanico, all’appoggio e alla deambulazione, soprattutto all’inizio della deambulazione per risolversi poi con il perdurare della deambulazione stessa; in particolare si evidenzia nello scendere le scale o nell’inginocchiarsi e normalmente è riferito in sede anteriore di ginocchio e si irradia in regione anteriore di gamba.

Una caratteristica della gonartrosi può essere la presenza della cosiddetta cisti di Baker. La cisti di Baker è una tumefazione benigna che si forma a carico di una delle borse sierose della regione poplitea, normalmente tra i tendini del muscolo gastrocnemio e semimembranoso, in seguito a reazione infiammatoria articolare per processi degenerativi artrosici. Clinicamente si può apprezzare una tumefazione in regione poplitea dolente alla palpazione che può determinare una limitazione funzionale alla flessione del ginocchio. In alcuni casi è talmente voluminosa da determinare compressione sui vasi poplitei con edema dell’arto inferiore, mimando le patologie vascolari. In altri casi può rompersi creando uno stravaso in regione posteriore di ginocchio e gamba con dolore al poplite e alla sura, tensione e arrossamento della sura e deve essere posta in diagnosi differenziale con tromboflebite o trombosi venosa profonda poplitea mediante un ecocolordoppler e con lesioni muscolo-tendinee mediante valutazione ecografica.

 

 

Coxartrosi

L’artrosi dell’anca o coxartrosi è una patologia degenerativa dell’articolazione coxo-femorale che coinvolge tutti i costituenti dell’articolazione stessa. È dovuta all’invecchiamento e all’usura della cartilagine articolare e anche in questo caso si può avere una forma primitiva e una secondaria per alterazioni della fisiologica morfologia dell’articolazione. Vi sono poi fattori predisponenti come tutte quelle condizioni che portano a un’alterazione dei carichi e delle sollecitazioni meccaniche sulla cartilagine, come nel caso di obesità e alterazione degli assi meccanici di carico degli arti inferiori.

La sintomatologia comprende il dolore, la riduzione dell’articolarità e la conseguente alterazione della deambulazione.

Il dolore è di tipo meccanico, alla mobilizzazione dell’anca. Normalmente si avverte all’inizio della deambulazione per poi risolversi con la deambulazione stessa, ricompare per deambulazione prolungata e aumenta fino alle fasi conclamate in cui può persistere anche a riposo e di notte.

Il dolore è localizzato all’inguine e alla regione anteriore di coscia, si irradia fino al ginocchio e alla regione glutea posteriore associato a ipotonotrofia dei glutei e del quadricipite. Il dolore si apprezza nel salire le scale piuttosto che nello scenderle, al contrario di quanto avviene per la gonartrosi.

La riduzione articolare limita le attività della normale vita quotidiana come infilarsi le calze e le scarpe e l’igiene personale; la flessione è conservata a lungo, mentre l’abduzione e l’adduzione dell’anca sono interessate precocemente così come le rotazioni interna ed esterna.

 

Artrosi di caviglia

Anche se meno frequente rispetto alla coxartrosi e alla gonartrosi, la patologia degenerativa della caviglia è di facile riscontro nei pazienti anziani. Anche l’artrosi di tibiotarsica può essere primaria o secondaria, spesso dovuta a pregressi traumi e fratture tibio-peroneali o dell’astragalo.

La sintomatologia clinica caratteristica è il dolore al carico e alla mobilizzazione e la zoppia durante la deambulazione. Lo studio di diagnostica radiologica con rx, rmn e tac conferma la diagnosi. Il trattamento conservativo della patologia degenerativa artrosica della caviglia con FANS, trattamenti fisiokinesiterapici e infiltrazioni intrarticolari ottiene spesso un buon successo. Quando il trattamento conservativo fallisce il trattamento chirurgico mediante artroscopia di caviglia può apportare dei benefici. Con la tecnica chirurgica artroscopica si può effettuare sinoviectomia, rimozione di corpi liberi, rimozione di osteofiti dolorosi, rallentando il peggioramento dell’artrosi. Con la tecnica artroscopica si ottiene un discreto risultato sulla sintomatologia soggettiva del dolore e un certo miglioramento della motilità, ma nel lungo periodo la patologia degenerativa artrosica progredisce.

 

(tratto da "Ortopedici & Sanitari")

 

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